4 marzo 2026
L’OIAD esprime profonda preoccupazione a seguito della detenzione e dell’espulsione di Brian Bright Tamuka Kagoro, avvocato costituzionalista e difensore dei diritti umani originario dello Zimbabwe.
Avvocato panafricanista impegnato nella promozione della democrazia e dei diritti umani, l’avv. Kagoro ha contribuito a numerosi processi istituzionali a livello continentale, in particolare nel quadro dell’evoluzione dell’Organizzazione dell’Unità Africana verso l’Unione Africana. Non è mai stato oggetto di procedimenti giudiziari o accuse penali nel suo paese d’origine né altrove.
Il 22 febbraio 2026, l’avv. Kagoro è stato fermato al suo arrivo all’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, nonostante fosse entrato legalmente nel territorio keniano. Secondo la Pan African Lawyers Union, sarebbe stato trattenuto per circa quattordici ore, interrogato da agenti del National Intelligence Service (NIS) e mantenuto in detenzione incommunicado.
Al termine di tale detenzione, le autorità keniane avrebbero dichiarato l’avv. Kagoro «persona non grata» prima di procedere alla sua espulsione dal territorio nell’ambito di una procedura irregolare.
Le motivazioni addotte per giustificare l’espulsione dell’avv. Kagoro si basano su presunte implicazioni in attività di mobilitazione politica. Una simile misura solleva gravi preoccupazioni in merito al rispetto del diritto alla libertà, alle garanzie di un ricorso effettivo e alla protezione degli avvocati e dei difensori dei diritti umani contro qualsiasi forma di intimidazione o ritorsione.
L’espulsione di Brian Kagoro interviene pochi mesi dopo quella dell’avv. Martin Mavenjina, avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani e consulente legale presso la Kenya Human Rights Commission, arbitrariamente espulso dal territorio keniano in condizioni simili nel luglio 2025.
La ripetizione di tali misure, rivolte contro avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani, testimonia una tendenza preoccupante a ricorrere a restrizioni amministrative sommarie per ostacolare l’azione degli avvocati e restringere lo spazio civico in Kenya.
L’Osservatorio ricorda che gli avvocati devono poter esercitare le proprie attività professionali senza timore di detenzione arbitraria, espulsione o restrizioni ingiustificate.
L’Osservatorio esprime preoccupazione per la tendenza a ricorrere a misure amministrative di espulsione o di restrizione dell’ingresso nel territorio al fine di ostacolare l’azione degli avvocati e dei difensori dei diritti umani.
L’Osservatorio richiama inoltre il principio n. 23 dei Principi dell’Avana, secondo cui: «Gli avvocati, come tutti gli altri cittadini, devono godere della libertà di espressione, di credo, di associazione e di riunione. In particolare, essi hanno il diritto di partecipare a discussioni pubbliche riguardanti il diritto, l’amministrazione della giustizia e la promozione e la protezione dei diritti umani, nonché di aderire o costituire organizzazioni locali, nazionali o internazionali e di partecipare alle loro riunioni senza subire restrizioni professionali a causa delle loro azioni legittime o della loro appartenenza a un’organizzazione legittima. (…)»
L’Osservatorio invita le autorità keniane a fornire spiegazioni chiare sui fondamenti giuridici di tale misura, a garantire il rispetto delle norme costituzionali e internazionali applicabili e a vigilare affinché fatti simili non si ripetano.
L’Osservatorio ricorda allo Stato keniano che esso è vincolato dai propri obblighi internazionali ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici (PIDCP) e della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli (CADHP):
«1. Nessuno può essere molestato a causa delle proprie opinioni.
cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo, senza considerazione di frontiere, oralmente, per iscritto, a stampa o in forma artistica, o attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta.» (Articolo 19 §1 e §2 PIDCP)
«1. Ogni individuo ha il diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza all’interno di uno Stato, nel rispetto delle leggi vigenti. (…)