Karina Riquelme Viveros

Chile

CILE: l’avvocata Karina Riquelme Viveros vittima di controlli e intimidazioni a causa del suo impegno a favore del popolo mapuche

11 settembre 2026

Karina Riquelme Viveros è un’avvocata cilena nota per il suo impegno nella difesa dei membri delle comunità mapuche, vittime di violenze da parte dello Stato, nonché per il suo impegno in procedimenti relativi ai diritti umani e ai conflitti territoriali nel sud del Cile. Attualmente rappresenta la famiglia di Julia Chuñil Catricura, una donna mapuche di 72 anni scomparsa dal novembre 2024 nel comune di Máfil, nella regione di Los Ríos. Questo caso ha assunto particolare rilevanza a livello nazionale e internazionale a causa delle denunce per intimidazione e del conflitto territoriale legato al comune in cui è avvenuta la sua scomparsa; sono in corso procedimenti relativi al caso dinanzi alla Commissione interamericana per i diritti umani e al Comitato delle Nazioni Unite contro le sparizioni forzate.

Da anni l’avvocata è oggetto di intimidazione e sorveglianza da parte di agenti dello Stato, in particolare:

  • Indagini e pedinamenti da parte della polizia denunciati fin dal 2010;
  • Sorveglianza e intercettazioni nell’ambito dell’«Operazione Huracán»;
  • Fotografie e pedinamenti effettuati da agenti di polizia mentre l’avvocata esercitava le sue funzioni di difesa in tribunale;
  • un pedinamento di Karina Riquelme e dell’avvocata Patricia Cuevas nei pressi del tribunale di Río Bueno, descritto in dettaglio in rapporti di polizia risalenti al 2023.

Il 7 agosto 2026 si è tenuta un’udienza presso il tribunale di Valdivia per chiarire la situazione processuale di Karina. In tale occasione, il pubblico ministero incaricato del caso è comparso in forma anonima, invocando le misure di sicurezza previste dall’articolo 78 ter del Codice di procedura penale cileno, riservate esclusivamente ai casi di grave minaccia o legati a organizzazioni criminali. Durante tale udienza, Karina Riquelme è stata ufficialmente informata di non avere la qualifica di parte costituita né in questo caso né in altri legati alla difesa della famiglia Chuñil. Il tribunale ha inoltre respinto la richiesta del pubblico ministero volta a escludere gli osservatori dei diritti umani, il che ha permesso all’OIAD di essere presente all’udienza.

Infine, il team legale che rappresenta Karina Riquelme ha presentato un ricorso chiedendo di sollevare questione di legittimità costituzionale , depositato il 19 agosto di quest’anno, in merito ai pedinamenti illegali denunciate dall’avvocatessa. Nonostante il rigetto da parte della Corte, la decisione contiene una considerazione rivolta espressamente alla Polizia giudiziaria, nella quale l’istituzione è invitata a prestare «particolare attenzione» nelle proprie indagini al fine di non ledere il libero esercizio della professione dell’avvocata, in particolare quando le indagini si svolgono in luoghi in cui essa esercita abitualmente le proprie funzioni.

La decisione precisa inoltre che l’operato della polizia deve conformarsi alle istruzioni impartite dal pubblico ministero.

È opportuno ricordare che nell’ottobre 2016 la Corte Suprema del Cile ha accolto un ricorso in amparo presentato da avvocati difensori, riconoscendo che la sorveglianza di polizia esercitata nei confronti di professionisti che esercitano la difesa legale può costituire una violazione illegittima del libero esercizio della professione.

 

L’Osservatorio condanna fermamente gli atti di sorveglianza e intimidazione denunciati nei confronti di Karina Riquelme Viveros e di altre avvocate che difendono cause legate ai diritti umani nel sud del Cile.

L’Osservatorio chiede alle autorità cilene di garantire che cessino ogni forma di pressione, di persecuzione giudiziaria ingiustificata e di sorveglianza nei confronti dell’avvocata Karina Riquelme Viveros, nonché degli altri difensori dei diritti umani e degli avvocati impegnati in cause sociali e territoriali in Cile, e di rispettare pienamente il loro diritto di esercitare la professione senza ostacoli né ritorsioni.

L’Osservatorio ricorda che, conformemente ai Principi fondamentali delle Nazioni Unite sul ruolo degli avvocati, in particolare ai principi 16 e 17:

«Le autorità pubbliche garantiscono che gli avvocati a) possano svolgere tutte le loro funzioni professionali senza ostacoli, intimidazioni, vessazioni o indebite interferenze; b) possano viaggiare e consultare i propri clienti liberamente, sia nel Paese che all’estero; (…)» (Principio 16)

«Quando la sicurezza degli avvocati è minacciata nell’esercizio delle loro funzioni, essi devono essere adeguatamente protetti dalle autorità.» (Principio 17)

 

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