El Salvador: Partecipazione dell’OIAD a una missione esplorativa sulla situazione della professione forense nel Paese
Nel mese di giugno 2026, una missione internazionale composta da sette giuristi si è recata in El Salvador al fine di valutare lo stato del libero esercizio della professione forense e le garanzie dello Stato di diritto nel Paese. La delegazione era composta dall’Ordine degli Avvocati di Biscaglia (membro dell’OIAD), dall’OIAD stesso, dall’associazione «Juezas y Jueces para la Democracia», dall’Unione Progressista dei Pubblici Ministeri, dall’Associazione Spagnola per i Diritti Umani (APDHE) e dalla Fondazione Pace e Solidarietà dei Paesi Baschi.
Nel corso della visita, la delegazione ha incontrato avvocati in attività, organizzazioni professionali, magistrati, nonché vittime e familiari delle vittime del regime di eccezione in vigore dal 2022. Sono state inoltre inoltrate richieste di incontro all’Ufficio del Difensore dei Diritti Umani, all’Ufficio del Procuratore Generale della Repubblica, alla Corte Suprema di Giustizia e alla Procura Generale della Repubblica: nessuna di queste istituzioni ha dato seguito alla richiesta.
Al termine della missione, la delegazione ha convocato una conferenza stampa durante la quale ha presentato le principali conclusioni preliminari della visita. Come indicato nel comunicato stampa, le informazioni raccolte nel corso della missione mostrano che l’esercizio indipendente della professione forense è attualmente gravemente ostacolato in El Salvador, in particolare nei procedimenti di rilevanza pubblica o connessi a presunte violazioni dei diritti umani. Sono state raccolte numerose testimonianze che descrivono limitazioni all’esercizio del diritto di difesa, nonché situazioni di sorveglianza, molestie e campagne diffamatorie – in particolare sui social media – rivolte contro avvocati e avvocate, nonché contro chiunque osi denunciare tali violazioni. In alcuni casi, tali pressioni hanno portato all’arresto o all’esilio forzato delle persone interessate.
Una delle principali fonti di preoccupazione individuate dalla missione è l’ingerenza del potere esecutivo nel potere giudiziario. La destituzione dei magistrati della Sezione Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia, la limitazione temporale imposta alle nomine giudiziarie, il pensionamento forzato decretato nel 2021 per giudici e magistrati di età superiore ai 60 anni o con oltre 30 anni di servizio, nonché la destituzione o il trasferimento di coloro che assumono posizioni critiche, costituiscono un modello persistente di controllo dell’esecutivo sul potere giudiziario, che ne compromette l’indipendenza.
Per quanto riguarda il diritto a un equo processo e il diritto di difesa, sono state riscontrate violazioni particolarmente gravi:
- Udienze collettive che riuniscono diverse centinaia di persone perseguite contemporaneamente, rendendo impossibile qualsiasi difesa individuale.
- Detenzioni arbitrarie e ritardi ingiustificati nell’esame dei ricorsi di habeas corpus.
- Mancanza di informazioni fornite ai familiari e agli avvocati sul luogo di detenzione e sulla situazione delle persone private della libertà.
- Ricorso abusivo al segreto istruttorio e ritardi nella notifica dei provvedimenti di scarcerazione.
- Condanne fondate esclusivamente sulle testimonianze a carico di testimoni beneficiari dello status di collaboratore di giustizia, in manifesta violazione del principio della presunzione di innocenza.
- Un diritto penale di carattere espansivo e indeterminato, diretto contro determinati gruppi, che è giunto fino ad autorizzare l’irrogazione della pena dell’ergastolo nei confronti di minori.
La missione ha sottolineato che le proroghe successive dello stato di eccezione, protrattesi ormai da oltre quattro anni, hanno consolidato un clima di vulnerabilità generalizzata. Strumenti quali la legge sugli agenti stranieri vengono utilizzati per criminalizzare i difensori dei diritti umani, gli avvocati e i giudici critici nei confronti del governo. A ciò si aggiungono intimidazioni – da parte della polizia, delle istituzioni e anche in forma anonima attraverso i social media – particolarmente intense nei confronti delle donne impegnate nella difesa dei diritti umani e che, in numerosi casi, hanno finito per costringerle all’esilio.
Infine, le testimonianze raccolte sulla situazione delle persone private della libertà sono particolarmente allarmanti: sovraffollamento carcerario, mancanza di igiene, alimentazione malsana, diffusione di malattie contagiose e assenza di cure mediche e di medicinali. Sono le stesse famiglie a dover provvedere agli indumenti, al cibo e ai medicinali dei detenuti. Vengono inoltre denunciati maltrattamenti fisici e psicologici, lavoro non retribuito, nonché l’assenza di un regime di visite e di comunicazione con i familiari e gli avvocati.
Tali constatazioni sono di natura preliminare e vengono presentate a titolo illustrativo. La missione è già al lavoro per la redazione di un rapporto dettagliato che analizzerà approfonditamente ciascuno di questi aspetti, fornendo una diagnosi più completa della situazione e formulando raccomandazioni rivolte alle autorità e alla comunità internazionale.
